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sabato 17 novembre 2018

EUTANASIA

Un tema ricorrente è quello della eutanasia, parola che deriva dal greco e formata da thánatos ‘morte’, col pref. eu- buona, quindi morte buona che per similitudine diventa “ dolce morte “.
Forse mi attirerò molti nemici tra coloro che affermano che nessuno di noi è proprietario della propria vita e che ogni vita è degna di essere vissuta. Proprio nell’” esser degna “ che casca l’asino! Coloro che legittimamente sono contro l’eutanasia dovrebbero immaginare l’ammalato in fase più o meno terminale in preda a sofferenze difficilmente governabili, con gli occhi sbarrati rivolti al soffitto, con la bocca aperta in una smorfia satanica, che vorrebbe dire qualcosa, nel caso fosse vigile, non potendolo fare, vorrebbe stringere la mano amica mentre la sua non risponde al minimo comando; l’alimentazione fornita da un sondino naso-gastrico ed i suoi polmoni funzionanti grazie ad una ventilazione indotta. Immaginiamo  che tutto questo orrore si protragga per giorni e mesi! Come poi non considerare il dolore dei famigliari impotenti difronte a tale strazio? Non sarebbe allora meglio attivare una prolungata e profonda sedazione fino alla fine di questa martoriata vicenda umana ?
Vi è poi un aspetto di ordine religioso da considerare. La vita non appartiene all’uomo, essa appartiene a Dio che l’ha dà e la toglie quando vuole! Opinione del tutto legittima e per molti versi condivisa per il credente che fino all’ultimo spera nella clemenza divina. Chi non è religioso cosa fa? Egli non aspetta nient’ altro che la morte liberatrice dalle sue inaudite sofferenze.
Altro aspetto è quello legale e qui sta al legislatore leggersi  bene la grammatica e la sintassi per scrivere una legge chiara che non consenta diverse interpretazioni.
1)  L’eutanasia si richiede allorquando il quadro clinico non solo è decisamente compromesso ma che è causa di indicibili sofferenze che non possono essere ridotte o eliminate. Tale condizione deve essere accertata da un consulto di tre medici, uno dei quali psicologo che verifichi la volontà del malato di porre fine alle sue sofferenze.
2)  L’eutanasia non si applica ai minori ed agli anziani che non si trovino nelle condizione di cui sopra.
3)  L’eutanasia viene eseguita senza provocare altre sofferenze sia pure limitate per il tempo utile per effettuarla.
4)  Coloro che contravvengono a queste disposizioni avranno una condanna a 30 anni di reclusione senza patteggiamento o rito abbreviato.
Sono consapevole che non sempre la dolce morte produce effetti ottimali, ma mi piace immaginare il malato disteso sul letto mentre stringe la mano amica, la sua fronte non è madida di sudore, il suo respiro lieve, i suoi occhi chiusi con il suo ultimo sorriso che nasce e muore sulle sue labbra!
Perché rinunciare a tutto questo solo per affermare la contrarietà all’eutanasia che pretestuosamente si teme venga imposta a minori e vecchi gravemente disabili se mai per alleggerire i costi di una inutile sanità?

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