OGNI POLITICA DOVRA' PIEGARE LE GINOCCHIA DAVANTI ALLA MORALE.
IMMANUEL KANT

QUANTO E' BELLA GIOVINEZZA CHE SI FUGGE TUTTAVIA !
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mercoledì 7 giugno 2017

NESSUNO TOCCHI CAINO……………


Ok va benissimo! E di Abele cosa ne facciamo? Chi muore giace e chi vive si dà pace ! E’ la filosofia del buonismo a buon mercato!
In queste ultime ore si parla delle gravi condizione di salute di Totò Riina in arte “Totò ‘u curtu” per via della sua non imponente altezza!
Malato gravissimo, quasi terminale. Ebbene? Si vuole per lui assicurare una morte dignitosa! Dignitosa come la sua vita passata a dare o ordinare la morte di tanti innocenti e tanti suoi compari?
Le motivazioni risiedono nelle sue condizioni di salute. E sia !  Il carcere dove Totò sta scontando la pena dell’ergastolo “ ostativo “  cioè che non prevede alcuna agevolazione, ha una sezione ospedaliera la cui funzionalità è a volte superiore a quella di un comune ospedale. Riina è ivi ricoverato e riceve tutte le cure del caso! Vi è una considerazione da fare: quando un comune cittadino si sente male corre in ospedale per le cure del caso; per Riina si vuol fare il contrario, cioè, lui è amabilmente curato in un ospedale ,sia pur ristretto entro una adeguata recinzione, sta male ed allora lo si vuol mandare a casa sua, cioè si vuole per lui un percorso al contrario! Io non credo che la Corte di Cassazione abbia voluto liberare il capo dei capi, ha infatti solo chiesto al Tribunale di sorveglianza di Bologna di motivare meglio il provvedimento di rigetto della richiesta dei domiciliari  o del differimento della pena avanzata dai legali di Riina. Ma tanto è bastato perché i salmodiandi pro delinquenti si siano messi in fila per chiedere clemenza per un Caino. E per Abele? Forse nemmeno una preghiera!
Sono dell’avviso che quando si vogliono concedere agevolazioni o clemenza a siffatti detenuti si debba avere il placet dei parenti degli assassinati e solo dopo si potrà procedere  a sconti o permessi premio! Pensate che questo accade nella patria delle lapidazioni. Una volta un condannato a morte era sul patibolo, gli avevano già messo  il cappio attorno al collo quando dalla gente che assisteva all’esecuzione si è levato alto un grido di perdono. Era la madre della vittima che perdonava il carnefice del figlio. Conclusione? Il condannato non ricordo bene se venne liberato o mandato in carcere per un adeguato periodo di tempo, comunque ebbe salva la vita! Civili noi o loro ?
Nel passato  Bernardo Provenzano ristretto anche lui nelle patrie galere per scontare qualche ergastolo chiuse i suoi giorni in carcere quando era ridotto peggio di Riina e se ben ricordo, venne trovato con  la testa infilata in una busta di plastica e pieno di lividi. Forse qualcuno temendo che Bernardo parlasse in punto di morte – allorquando avvengono molte conversioni – gli ha chiuso per sempre la bocca! Cosa devono pensare i parenti delle innocenti vittime quando sapranno che il crudele carnefice morirà nella propria casa circondato dall’affetto dei suoi cari mentre i loro parenti morirono  per strada nella polvere intrisa del loro sangue?

Che Riina muoia dove si trova godendo delle cure dei medici e degli infermieri e se vuole anche del cappellano!

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