OGNI POLITICA DOVRA' PIEGARE LE GINOCCHIA DAVANTI ALLA MORALE.
IMMANUEL KANT

La moralità non è propriamente la dottrina del come renderci felici, ma di come dovremo diventare degni di possedere la felicità. (Immanuel Kant )


Cicerone:
(106 a.C. 43 a.C. )

"LE FINANZE PUBBLICHE DEVONO ESSERE SOLIDE, IL BILANCIO DEVE ESSERE EQUILIBRATO, IL DEBITO PUBBLICO DEVE ESSERE RIDOTTO, L'ARROGANZA DELL'AMMINISTRAZIONE DEVE ESSERE COMBATTUTA E CONTROLLATA, E GLI AIUTI AI PAESI STRANIERI DEVONO ESSERE RIDOTTI AFFINCHÉ ROMA NON FALLISCA. LE PERSONE DEVONO ANCORA IMPARARE A LAVORARE INVECE DI VIVERE CON L'ASSISTENZA PUBBLICA.


La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia. Una Prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù. Aldous Huxley

Le regole di maggioranza funzionano solo se si considerano anche i diritti individuali: non si possono avere cinque lupi e una pecora che votano su cosa cucinare per cena. (Larry Flynt)

NON E' UNA COLPA DESIDERARE UN ATTIMO DI PACE ALMENO AL TRAMONTO DELLA VITA. ( JOHN LE CARRE' )

Quando a causa degli anni

non potrai correre, cammina veloce.

Quando non potrai camminare veloce, cammina.

Quando non potrai camminare, usa il bastone.

IL MEGLIO E' NEMICO DEL BENE!!

CONTRA FACTUM NON VALET ARGUMENTUM !!!


QUANTO E’ BELLA GIOVINEZZA CHE SI FUGGE, TUTTAVIA CHI VUOL ESSER LIETO SIA DI DOMAN NON V’è CERTEZZA



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martedì 27 settembre 2016

DALLA TRECCANI -  GOURMET =  DEGUSTATORE - ESPERTO DI VINI - RAFFINATO BUONGUSTAIO.

L' INDIMENTICATO ALDO FABRIZI SCRISSE QUESTA POESIA PENSANDO ALLA SUA MORTE



Er mortorio

Appresso ar mio num vojo visi affritti,
e pe’ fa’ ride pure a ‘ st’occasione
farò un mortorio con consumazione…
in modo che chi venga n’approfitti.

Pe’ incenso, vojo odore de soffritti,
‘gni cannela dev’esse un cannellone,
li nastri – sfoje all’ovo e le corone
fatte de fiori de cocuzza fritti.

Li cuscini timballi de lasagne,
da offrì ar momento de la sepportura
a tutti quelli che “sapranno” piagne.

E su la tomba mia, tutta la gente
ce leggerà ‘sta sola dicitura:
"Tolto da questo mondo troppo al dente”.

Aldo Fabrizi

domenica 25 settembre 2016

RAVIOLI DI PATATE E ZUCCHINE

INGREDIENTI: PER IL RIPIENO:  PATATE :300 GR. - FORMAGGIO GRANA GRATTUGIATO: 200 GR. - ZUCCHINA: UNA MEDIO-GRANDE - PROSCIUTTO CRUDO: 50 GR. - SALE E PEPE: QB - OLIO EVO: SEI CUCCHIAI

PER LA SFOGLIA: FARINA 00: 300 GR. - UOVA : TRE - SALE: QB.

PER IL RAGU': CIPOLLA, SEDNO E CAROTA 150 GR CAD. - OLIO EVO: SEI CUCCHIAI - POLPA DI POMODORO: UNA SCATOLA - VINO BIANCO SECCO: MEZZO BICCHIERE - BURRO: UN PEZZETTO - SALE E PEPE: QB.

PER CONDIRE ALTRI 100 GR. DI GRANA GRATTUGIATO.

TEMPO 120 MINUTI -       DIFFICOLTA’ : MEDIA-      DOSI PER 5/6 PERSONE
  
Lessare le patate. Ridurre la zucchina in filamenti. In una padella anti aderente versare l'olio e porre al fuoco moderato. Unire la zucchina e cuocere a fuoco moderato aggiungere qualche cucchiaio di acqua. Dopo qualche minuto aggiungere il prosciutto crudo ridotto in piccolissimi pezzi. Cuocere per qualche minuto.
Una volta cotte le patate passarle allo schiacciapatate e metterle in una zuppierina. Aggiungere le zucchine con il prosciutto. Unirvi anche il parmigiano e rimestare per bene per amalgamare il composto. Metterlo da parte.
Procediamo ora con la sfoglia. Versare sulla spianatoia ( tagliere per fare la pasta ) la farina, un pizzico di sale e le uova intere. Amalgamare per bene lavorando la pasta fino ad ottenere un panetto morbido. Coprire il panetto con una ciotola ed attendere una ventina di minuti.
Se si dispone della macchinetta per la pasta è meglio altrimenti occorre fare la sfoglia con il mattarello. Ricavare delle strisce  sulle quali deporre un pizzico del ripieno. Piegare su se stessa la striscia  pigiando attorno ai ravioli  che si stanno formando per fare uscire l'aria.  Con la rotella dentata ricavare appunto i ravioli allineandoli per farli asciugare prima di tuffarli nell'acqua bollente delicatamente salata. Prima di cuocerli rigirarli su se stessi in modo da lasciare asciugare anche la parte che poggiava sulla spianatoia. Cuocere i ravioli delicatamente altrimenti corrono il rischio di rompersi.
Per il completamento della ricetta occorre disporre del ragù alla bolognese procedendo come segue: tritare finemente una cipolla media, una carota ed un gambo di sedano. In una tegame anti aderente versare sei cucchiai di olio evo ed il  pezzetto di burro. Porre a fuoco moderato. Appena il burro sarà sciolto aggiungere gli odori e cuocere fino a stufarli. Aggiungere la carne trita e rosolarla. Sfumare con un mezzo bicchiere di vino. Regolare di sale e pepe ed unirvi la polpa di pomodoro cuocendo per 90 minuti.

Una volta cotti i ravioli, aiutandosi con un colino, prenderne una parte e stenderla su di un piatto da portata, spolverizzarli con formaggio grana e aggiungervi qualche cucchiaiata di ragù. Rifare la stessa operazione fin quando saranno terminati i ravioli. Coprire con formaggio grana grattugiato e servire. I ravioli non devono annegare nel ragù che deve più o meno...sporcarli!

sabato 17 settembre 2016

GARIBALDI ED I GARIBALDINI

Volevo dire qualcosa su Garibaldi ma la morte di Ciampi ha mandato in secondo ordine il primo progetto.
Mi riprometto di postare una gradevole ricetta culinaria, ma nel frattempo ecco cosa mi ha spinto a scrivere qualcosa su Garibaldi.

Mi sono sempre chiesto come mai un manipolo di circa 850 bergamaschi garibaldini avessero potuto sconfiggere un esercito borbonico di oltre 15.000 soldati validamente equipaggiati. La risposta che mi son dato è che il tradimento con vile denaro e con promesse di latifondi avesse indotto i comandanti borbonici a lasciare il passo ai garibaldini etero guidati dagli esponenti autorevolissimi della massoneria inglese che finanziò armi, munizioni e flotta per far sbarcare a Marsala l’eroe dei due mondi. Ippolito Nievo era il Vice Intendente e gestore delle finanze garibaldine con le quali si comprarono i traditori borbonici. Il Rendiconto di questi episodi unitamente alle ricevute dei pagamenti vennero portati  da Ippolito Nievo sulla nave Ercole, nave a vapore ed a vele che il  4 marzo 1861 salpò da Palermo alla volta di Napoli. Il Rendiconto conteneva notizie che non dovevano essere svelate e che dimostravano senza dubbio alcuno l’ingerenza del governo inglese nella caduta del Regno delle due Sicilie.
Alla partenza della nave da Palermo il console amburghese Hennequin, che a Palermo curava gli interessi inglesi, aveva cercato di dissuadere Nievo dall’imbarcarsi su quella nave, ma il Vice Intendente ignorò il criptico avviso dell’annunciata prima strage di Stato dell’Italia unita.
La nave salpò e nei pressi di Napoli saltò in aria per via di un’esplosione delle caldaie! Con l’inabissamento dell’Ercole perirono 79 persone e andò distrutto il prezioso rendiconto. I piemontesi, bersaglieri e carabinieri si distinsero per crudeli rappresaglie nei confronti delle popolazioni meridionali, ma di questo non voglio parlare, voglio invece mettere in evidenza il valore militare e morale di Giuseppe Garibaldi le cui conquiste furono enormemente facilitate da elargizioni di denaro.
Detto questo vi invito ad acquistare e leggere il libro scritto a Pino Aprile – CARNEFICI che tratta delle inaudite violenze documentatissime inflitte alle popolazioni meridionali dai nuovi conquistatori nordisti. Anziché fare il riassunto di una pagina iniziale del suddetto libro ve ne riporto un pezzo dal quale si evince chiaramente la statura di Don Peppino nazionale sistemato a cavallo su molti piedistalli nelle italiche piazze.
Vi faccio però una domanda: se un cittadino ottiene un consistente prestito da una banca e non lo restituisce avendone i mezzi lo considerate un galantuomo oppure un truffatore? Se un cittadino avalla un prestito concesso da una banca ad un suo parente stretto e poi non fa fronte all’impegno assunto, è sempre un galantuomo oppure un lestofante? Ora la risposta che darete risalta le qualità morali del nostro Don Peppino a cavallo !!!|


 Da  “”””Pino Aprile  -  CARNEFICI “”””

Il patriarca di Cosa Nostra, Joe Bonanno, narra che il nonno e i suoi picciotti seguirono Garibaldi perché fu loro garantito di poter «condurre più liberamente i propri affari» (a proposito di patti Stato-mafia...); lo stesso Garibaldi, già condannato dal regno di Sardegna alla «pena di morte ignominiosa come nemico della patria e dello Stato», in fuga dalla fallita insurrezione romana del 1849, accettò dal Piemonte un compenso di lire 300 mensili, «con un anticipo di 1.200 lire integrate da altre 1.000 prima della partenza per Gibilterra», scrive Gennaro De Crescenzo, in Contro Garibaldi. Siamo vissuti con il mito dell’eroe che, conquistato un regno, lo consegna e se ne parte per la sua isola, Caprera, con un sacchetto di fagioli. Be’, intanto l’isola se l’era comprata e "ammiratori” inglesi gli avrebbero regalato la parte ancora non sua, poi, il professor Alfonso Scirocco, riferisce De Crescenzo, che ne fu allievo, racconta della «notevole somma» che, «assegnata riservatamente da Vittorio Emanuele» a Garibaldi, «avrebbe consentito la costruzione di una nuova casa a Caprera all’indomani dell’unificazione, con una trentina di dipendenti, 500 capi di bestiame, orti, stalle, magazzini, macchine a vapore, mulini, giardini e vere e proprie strade», e pochi anni dopo, «un nuovo veliero di 42 tonnellate arricchì la sua flottiglia» (a voler parlar male di Garibaldi: sicuro che nel sacchetto ci fossero fagioli e non altro?). Mentre Guido Vignelli e Alessandro Romano, in Perché non festeggiamo l'Unità d'Italia, dopo aver elencato le razzie del sacco di Napoli, a opera del nizzardo e dei suoi uomini, gettano un’ombra pesante su una stranezza del Risorgimento: perché tutti gli Stati preunitari vennero invasi e annessi e la Repubblica di San Marino no? E citano «frequenti viaggi che il Crispi \generale garibaldino che preparò l'invasione della sua Sicilia, con Rosolino Pilo e Giovanni Corrao; poi fu il primo non settentrionale capo di governo italiano, dopo 25 anni di Unità, N.d.A.] ed i figli di Garibaldi fecero allora nella Repubblica di San Marino» e che «aprono un panorama nuovo ed una serie di interessanti ipotesi sull’impiego dell'oro e delle valute sottratte alle casse dell’ex Regno delle Due Sicilie. D’altra parte, la storia ufficiale non è riuscita a giustificare in modo inconfutabile come e perché le truppe piemontesi di invasione non abbiano annesso l’antica repubblica del Monte Titano al nuovo Regno d’Italia. Furono forse clienti di quelle banche che solo di recente sono rientrate sotto il controllo internazionale, oppure furono addirittura tra i fondatori di uno o più istituti di credito?». L’idea di un paradiso fiscale a portata di mano, per gli unificatori del Paese suona almeno sorprendente (se volessi infierire, ricorderei come si regolava con il fisco, l’eroe dei due mondi: nell’archivio del Monte de’ Paschi di Siena, si conserva una sua lettera manoscritta del 1875: «Egregio esattore, mi trovo nell’impossibilità di pagare imposte», firmato, Giuseppe Garibaldi. Al Banco di Napoli andò peggio, perché don Peppino fece da garante a un figlio per un prestito salatissimo e sulla parola; e non pagarono né l’uno, né l’altro). Ma se il possibile paradiso fiscale è risparmiato da chi potrebbe eliminarlo, la prima cosa che viene in mente è che gli serva così com’è... Nessuno può affermare che le cose stiano così, perché non lo si può dimostrare, ma la stranezza, come vedete, genera domande.

Compratevi il libro e sappiate che ogni fatto è documentato analiticamente attraverso documenti ufficiali e diari di combattenti e reduci delle campagne militari e no dell’epoca.

venerdì 16 settembre 2016

CARLO  AZELIO  CIAMPI

Oggi ho incontrato l’amico Ermanno al quale ho confidato che avrei presto scritto qualcosa su Garibaldi con i suoi rapporti col Monte Paschi di Siena e col glorioso Banco di Napoli, La morte di Ciampi mi ha dirottato verso altre considerazioni. Mi riservo di tornare su Don Peppino…….. truffatore. Poi vi dirò perché!
Ora parliamo di Carlo Azelio Ciampi.

Il Presidente emerito Carlo Azelio Ciampi ci ha lasciati alla venerabile età di 95 anni col grandissimo merito di aver fatto riscoprire valori sacri come la Patria, la Bandiera e l’Inno Nazionale, cose queste che prima della sua elezione a  Capo dello Stato erano malviste e considerate “ fasciste “.
Onore al merito e Riposi in pace !
Di parere diverso sono allorquando devo commentare le sue gesta come Governatore della Banca d’Italia in coppia con Giuliano Amato Presidente del Consiglio dell’epoca.
Le cose che racconto sono state vissute in prima persona e non  le riporto come de relato. L’Italia andava abbastanza bene  e le varie difficoltà economiche venivano mitigate con le così dette svalutazioni competitive. La moneta si indeboliva ed i nostri mercati sorridevano vendendo quanto più possibile grazie appunto alla debolezza della nostra moneta.
Tale situazione però non poteva durare a lungo e accordo dopo accordo si giunse al serpente monetario europeo con una sorte di moneta di riferimento l’ECU a cui le valute nazionali dovevano essere agganciate con uno scostamento del 3% in più o in meno e per altri Stati del 5%. La lira faceva parte di questo sistema.
Questo detto in sintesi estrema.
IL 13 settembre 1992 l’Italia svaluta del 7%, il 16 settembre l’Italia esce dall’accordo di cambio fino al 22 settembre per poi uscirne definitivamente. In conclusione il marco contro lira valeva dapprima 750 per poi passare all’apice della perturbazione attorno alle 1.300 lire. Una vera catastrofe.
 Ovviamente ci fu una strenua quanto inutile e dannosissima difesa della parità di cambio attorno alle 850 lire per marco e di questa catastrofe penso di addossare la responsabilità al Presidente del Consiglio dell’epoca Giuliano Amato ed al governatore della Banca d’Italia Carlo Azelio Ciampi!
Nonostante la sciagurata ostinazione di Ciampi, ancora oggi ben onorato per i suoi servigi alla nostra repubblica, la lira dovette essere svalutata. Dopo aver esaurite tutte le riserve della Banca d’Italia, in un’ostinata difesa di una parità monetaria insostenibile, ci fu un vero e proprio tracollo della lira. In termini numerici il marco, che ad agosto 1992 quotava 750 lire per 1 marco, arrivò a fine ottobre (vado a memoria) a ben 1300 lire, per poi stabilizzarsi sui 1.050 dopo alcuni mesi. Insomma la lira in 3 mesi perse il 40% circa del suo valore antecedente rispetto al marco tedesco.
La domanda che dobbiamo farci è questa : analizzando l'attacco alla nostra moneta, da chi era condotto, le riserve che ora dopo ora si prosciugavano e l'inevitabile svalutazione, non era meglio svalutare subito conservando le nostre riserve valutarie evitando di prendere i marchi in prestito dalla Germania  per poi restituirli con gravissime perdite ( come si vedrà appresso )? La risposta mi pare ovvia. CERTEMNTE SI !!
A quell’epoca ero in banca ed ero responsabile della Sala Cambi e vivevo giornalmente le tristi vicende. Si andava verso le 13 in borsa per comprare e vendere le divise estere. Prima di andare in borsa la Banca d’Italia chiamava i vari responsabili del centro cambi per chiedere quali fossero le quantità di divisa estera da trattare in borsa e alla risposta “ devo comperare 20 milioni di marchi “ rispondeva “ non fare nulla in borsa perchè te li dò io dopo “.
In poche parole in borsa si negoziavano due o tre milioni di marchi ( pochissima cosa ), mentre in effetti la Banca d’Italia ne vendeva obtorto collo un centinaio. Gli osservatori costatando le quantità di marchi trattati erano indotti a pensare che non vi fosse in atto una vera e propria speculazione contro la lira. I marchi non erano costituiti da biglietti depositati nei caveau della Banca d’Italia, ma erano nel conto “ nostro “ presso la banca centrale tedesca che conosceva appunto la reale consistenza della nostra riserva.
Alla Banca d’Italia però la situazione era perfettamente chiara. Guardando nei propri “ cassetti “  ci si doveva rendere conto della continua, progressiva inarrestabile emorragia. Ma ci si incaponiva a cederli al cambio di 850 lire per marco, più o meno. Quando i marchi finirono allora, grazie ad accordi precedentemente presi, si chiesero in prestito alla Germania che valutando attentamente la situazione e venendo meno agli accordi, presto interruppe i prestiti ed il cambio saltò. Non avendo più marchi da vendere la Banca d’Italia lasciò il mercato e la lira toccò valori attorno alle 1.300 lire per marco per  poi, come visto, stabilizzarsi vicino alle 1.050 lire.
Conclusione abbiamo svalutato, abbiamo perso le riserve nazionali in divisa ( valuta ) abbiamo dovuto ricomprare a caro prezzo – 1050 lire - i marchi che la Germania ci aveva prestato e che noi avevamo venduto a 850 lire perdendo così una vagonata di soldi.
Il Governatore della banca d’Italia era Carlo Azelio Ciampi la cui sciagurata manovra lascio a voi giudicare. Il presidente del Consiglio era Giuliano Amato che in una intervista televisiva rilasciata qualche ora dopo la catastrofica svalutazione disse esattamente ed da me attentamente ascoltata questa frase: “ va bene abbiamo svalutato, abbiamo perso i marchi, ma pur sempre abbiamo le lire “
Se fosse stata una battuta forse non avrebbe provocato nemmeno una risata, considerando la situazione, ma non era una battuta era una sua profonda considerazione !

domenica 4 settembre 2016

RIFORMA COSTITUZIONALE

In questi giorni si sente dire che è stata abolita la doppia lettura delle leggi tra Camera e Senato assicurando  così una certa velocizzazione nell’approvazione delle leggi. Benissimo! Si fa il referendum che dovrebbe  avere la  chiarezza propria degli esercizi di democrazia diretta così come quella riscontrata circa duemila anni fa allorquando Ponzio Pilato chiese alla folla “ volete che io liberi Barabba oppure il Nazareno”? e la folla, comprendendo immediatamente il quesito sentenziò : Barabba ! Sbagliando, aggiungo io!
Non sempre i risultai dei referendum sono saggi. Si veda in proposito quello fatto dagli inglesi sulla Brexit. Prima ancora che la Brexit produca risultati, buona parte dei sudditi di Sua Maestà scendono in piazza per chiedere  un referendum che abolisca il vecchio!!
Ora mi domando coloro che andranno a votare per il SI cosa mai potranno aver capito del quesito referendario? Voteranno convinti di quello che fanno oppure lo faranno per scelta di casacca?
Io ho provato a leggere l’articolo 70 delle riforma strombazzata e, a meno che non mi sia rincoglionito ( scusate il francesismo ) non ho capito nulla se non che il Senato non viene abolito ma offerto ad una cricca di consiglieri regionali che, salvo alcune encomiabili eccezioni, non hanno brillato per la necessaria legalità nell’esercizio delle loro funzioni. Una caterva di leggi saranno sottoposte all’approvazione dei novelli senatori e nel caso in cui non si raggiunga un accordo, i Presidenti delle Camere decidono, d'intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. E se non si trova l’intesa? Altro che semplificazione! Mi piacerebbe vedere elencati analiticamente quante leggi saranno oggetto dell’approvazione del Senato scoprendo  così che le cose saranno più complicate che nel passato.
Evidentemente coloro che hanno avuto la dabbenaggine di redigere l’articolo 70 sono passati dapprima allo U.C.A.S acronimo che sta per UFFICIO COMPLICAZIONI AFFARI SEMPLICI che, dopo una nottata di intense elucubrazioni, hanno partorito un articolo incomprensibile e  stilato con periodi lunghissimi e disorientanti.
Ricordo due episodi. Il primo riguarda un’assemblea dell’associazione cui appartenevo costituita per modificarne lo statuto. Il proponente enuncia la modifica dell’articolo da sostituire  e molti applaudono senza una grande convinzione. Io mi reco dal relatore e dico di non aver capito nulla di quanto è stato proposto. Il relatore mi conforta affermando che solo io avevo capito perché l’articolo era stato scritto in maniera sibillina appunto per non far capire nulla!
L’altro episodio che ricordo riguarda la lettura dell’inserto CUORE della vecchia l’UNITA’. Vi era una rubrica in cui si riportavano gli articoli di legge approvati dalla Camera così come erano stati scritti. Questi articoli erano sconclusionati e scritti con madornali errori di grammatica tanto da sembrare delle vere e proprie barzellette.

Come sarebbe stato bello leggere: L’ARTICOLO 70 DELLE COSTITUZIONE VIENE SOSTITUITO CON IL SEGUENTE:
IL SENATO DELLA REPUBBLICA VIENE ABOLITO. I SENATORI  A VITA CONSERVONO LA RETRIBUZIONE SINO ALLA LORO DIPARTITA.
Al posto di questo meraviglioso, sintetico e bene augurante articolo gli italiani ( per coloro che andranno a votare, io no ) dovranno esprimere il parere su questo demenziale elaborato !

L'attuale articolo 70 della nostra Costituzione Italiana recita:
"La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.".

Mentre
L'articolo 70 della Costituzione è sostituito dal seguente:

«Art. 70. -- La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all'articolo 71, per le leggi che determinano l'ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore di cui all'articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma.

Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all'esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L'esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all'articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti. I disegni di legge di cui all'articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione. I Presidenti delle Camere decidono, d'intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all'esame della Camera dei deputati».

Se siete arrivati alla fine dell’articolo conservando la lucidità che sino ad ora vi ha contraddistinto, fatemelo sapere perché in caso affermativo possa prenotare una visita neurologica per verificare se sono stati compromessi dal punto di vista fisiopatologico i miei emisferi cerebrali o i meccanismi di vigilanza del talamo e il sistema reticolare del tronco encefalico. Alias demenza senile !

mercoledì 10 agosto 2016

RAVIOLONI CON FORMAGGIO E MELANZANE

INGREDIENTI: MELANZANA: UNA MEDIA - GRANA:250 GR. - UOVA:3 - FARINA 00:200GR. - OLIO EVO: SEI CUCCHIAI - SALE E PEPE; QB -
PER LA SALSA DI CONDIMENTO: MELANZANA: UNA MEDIA - SALSICCIA DI MAIALE : 200 GR . - POLPA DI POMODORO: UNA SCATOLA DA 400 GR . - AGLIO: UNO SPICCHIO - BASILICO,SALE E PEPE: QB. - OLIO EVO: SEI CUCCHIAI

TEMPO 90 MINUTI -       DIFFICOLTA’ : FACILE -      DOSI PER 3 PERSONE     

Prima di tutto occorre dedicarsi alla salsa. In una padella anti aderente versare l'olio, lo spicchio di aglio in camicia e lasciar soffriggere assai delicatamente. Nel frattempo lavare la melanzana e ridurla in tocchetti aggiungendola all'olio con l'aglio. Lasciar cuocere delicatamente per una decina di minuti. Quando le melanzane saranno ben colorite, togliere l'aglio ed aggiungere la salsiccia ridotta anch'essa in piccoli pezzi. Cuocere per altri quindici minuti rimestando spesso. Regolare di sale e pepe facendo attenzione alla sapidità della salsiccia. Aggiungere ora i pomodori e cuocere per altri quindici minuti. Unire il basilico e togliere dal fuoco.

Con la farina, il sale e le due uova fare un panetto, lasciarlo riposare coperto per una quindicina di minuti e poi fare una sfoglia delicata e sottile.

Contemporaneamente versare in una padella anti aderente l'olio e la melanzana ridotta a cubetti e lasciarla soffriggere per quindici minuti. Regolare di sale e pepe, toglierla dal fuoco e frullarla con un frullatore ad immersione. Versare il tutto in una zuppiera , aggiungere il formaggio grana grattugiato , pochissimo sale e l'uovo. Rimestare bene per amalgamare. Se l'impasto risultasse poco consistente aggiungere poco pan grattato. Rimestare per bene.

Dalla sfoglia ricavare ora delle rotelle di pasta servendosi di un coppa pasta.  Deporre al loro interno, utilizzando un cucchiaino da caffè, poco impasto. Sovrapporre i bordi delle rotelle e pigiare decisamente sui bordi stessi.

Porre a fuoco una capace pentola acqua delicatamente salata, portare ad ebollizione e versarvi i ravioli un pò alla volta per non correre il rischio che si aprano.


In una zuppiera capiente versare la salsa ben calda e su di essa i ravioloni rimestando molto delicatamente con un cucchiaio di legno. Cospargere con altro formaggio grana e servire.

venerdì 1 luglio 2016

POLPETTE DI POLLO

INGREDIENTI: SOPRACOSCE DI POLLO: 3 - ZUCCHINA: UNA MEDIO GRANDE - UOVA: 1 - CIPOLLA: META' DI UNA PICCOLA - WURSTEL DI POLLO: DUE ( DA UNA CONFEZIONE DA 250 GR. ) - PANE RAFFERMO AMMOLLATO - PANGRATTATO, SALE, PEPE E PREZZEMOLO: Q.B. - OLIO DI GIRASOLE : Q.B. - OLIO EVO: SEI CUCCHIAI - PREZZEMOLO: UN CUCCHIAIO COLMO

TEMPO 40 MINUTI -       DIFFICOLTA’ : FACILE -      DOSI PER 4 o 5 PERSONE      

Affettare sottilmente la cipolla e versarla in una padella anti aderente dove si è già messo sei cucchiai di olio evo. Porre a fuoco moderatissimo e nel frattempo affettare la zucchina dall'alto in basso lungo le pareti in modo da eliminare buona parte della sua polpa centrale. Le pareti della zucchina vanno tagliate a julienne e poi ridotte a piccoli pezzetti da aggiungere alla cipolla continuando a soffriggere. Unire un goccio di acqua per evitare bruciature. Nel frattempo disossare le sopracosce di pollo, eliminare i filamenti di grasso e metterli in un robot da cucina per macinarli. Dopo una prima macinatura aggiungere i wurstel tagliati in tre parti e rimacinare il tutto. Togliere il composto e metterlo in una zuppiera, aggiungere il pane ammollato e ben strizzato, l'uovo ed un pizzico di prezzemolo tritato. Amalgamare il tutto regolando di sale e pepe. Qualora il composto non fosse pronto per farne delle polpette perchè molto morbido aggiungere il pangrattato fino ad ottenere un impasto adatto. In una zuppiera versare il pangrattato. Fare le polpette e metterle nel pangrattato rigirandole, premendole con le mani e deporle in un vassoio pronte per essere fritte. Portare l'olio di girasole alla temperatura adatta alla frittura e friggere le polpette in modo da dorarle da tutte le parti uniformemente. Prima di consumarle appoggiarle su uno scottex per eliminare l'eventuale olio in eccesso, ma non credo che ve ne sia bisogno. Consumarle così come sono senza passarle in salsa di pomodoro dal momento che solo in questa maniera si possono apprezzare i gusti degli ingredienti.